| SPECIALE
TEATRO |
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PREFAZIONE
Il Teatro è l’espressione vera di artisti che si
esibiscono. Nel Teatro c’è vita. Mettendoci nei
panni dell’attore che deve fare tutto in quel momento a
deliziare gli spettatori possiamo immaginare quanto sia strordinario.
Il Cinema è quello che io chiamo “l’arte
segreta”. Nessuno sa quanti errori ha fatto
l’attore , solo il regista. Là gli errori vengono
coperti e in qualche modo si arriva alla concretezza.
Nel Teatro è diverso, completamente diverso,
l’attore deve essere perfetto, là si deve vedere
la perfezione. Se un attore o un’attrice di Teatro sbaglia
una battuta creerebbe imbarazzo all’artista di fronte a una
platea di gente. Quindi deve essere molto bravo anche a non farsi
accorgere dell’errore. Il Cinema è bellissimo, non
discuto. Ma il Teatro rimarrà sempre il numero uno. In
Teatro non si va in Jeans, non si va in tuta, ne con le scarpe da
tennis, ma si fa in giacca e cravatta. Ci si veste in modo elegante,
non si mangiano pop-corn, ma si sta in silenzio. Si spengono i
cellulari, non si chiacchiera, per evitare che i rumori della gente
creerebbe imbarazzo. L’applauso non deve essere nè
forte nè debole, deve essere discreto.
I
MUSICAL TEATRALI
NOTRE
DAME DE PARIS
di
Riccardo Cocciante
Come
definire Notre Dame De Paris di Riccardo Cocciante? Semplicemente un
capolavoro
I
Personaggi:
Lola Ponce (Esmeralda)
Giò Di Tonno (Quasimodo)
Vittorio Matteucci (Frollo)
Graziano Galatone (Febo)
Matteo Setti (Gringoire)
Marco Guerzoni (Clopin)
Claudia D’Ottavi (Fiordaliso)
Riccardo Cocciante ha saputo trasformare un romanzo di Victor Hugo, che
di per se è toccante, in un capolavoro teatrale.
Trama
1482. Una carovana di gitani(della quale fa parte Esmeralda) si
è stabilita nella periferia di Parigi occupando un
territorio preciso chiamato La Corte dei Miracoli. I gitani incantano
la popolazione del luogo con trucchi e magie cercando
contemporaneamente di guadagnarsi da vivere, spesso derubando o
raggirando la gente.
Quasimodo, un essere deforme e di mostruosa bruttezza suona le campane
della cattedrale di Notre Dame. Nonostante tutti provino disgusto nei
suoi confronti e ne abbiano paura, Quasimodo (più
comunemente detto Il gobbo di Notre Dame) è di animo buono,
ma non lo manifesta a causa della sua tristezza e della sua
frustrazione, particolarmente dovute al fatto di essere diventato sordo
stando sempre a contatto con le campane e di conseguenza muto.
Solamente il suo "padrone", l'arcidiacono Claude Frollo, comunica con
lui tramite un linguaggio a gesti. Proprio Frollo, infatti, lo aveva
salvato da bambino, quando, abbandonato dai genitori per il suo aspetto
deforme, era stato portato in chiesa per essere venduto, o nel peggiore
dei casi, ucciso.
Frollo si invaghisce della gitana Esmeralda, che è solita
danzare tra le vie di Parigi, in particolare davanti alla grande
cattedrale. A causa della sua posizione religiosa e dei suoi
princìpi morali che lo portano a detestare profondamente
tutti i gitani, Frollo non può manifestare i suoi
sentimenti, decide quindi di rapire la fanciulla con l'aiuto di
Quasimodo. I suoi piani tuttavia andranno a monte perché il
bel capitano delle guardie di Parigi, Febo de Châteaupers, li
coglie sul misfatto, salvando così la ragazza, la quale si
innamora perdutamente del suo cavaliere.
Quasimodo viene invece fustigato ed Esmeralda è l'unica che
provi pietà per lui e che lo disseti durante l' esecuzione.
Quasimodo se ne innamora perdutamente.
In seguito al "salvataggio" della piccola zingara, il bel capitano Febo
la nota fra canti e balli gitani nelle piazze di Parigi e riesce a
strapparle un incontro serale. Febo, che appariva dapprima eroico e
galante, si rivela semplicemente un uomo in cerca di dolce compagnia e
privo di sentimenti. Dà infatti appuntamento alla ragazza in
una squallida camera affittata ad ore e la seduce. Esmeralda, dapprima
insicura ed impaurita, finisce per cedere al volere dell'uomo per paura
di perderlo e credendolo innamorato di lei.
In quel momento però entra in scena Frollo che si era prima
inoltrato nella stanza con Phoebus stesso, dopo averlo pregato di poter
assistere al suo incontro con la ragazza. L'arcidiacono, nascosto
dentro l'armadio, non riesce a trattenere la sua immensa gelosia dovuta
alla passione per la zingara, esce all'improvviso dal suo nascondiglio
pugnalando alle spalle il capitano e si getta dalla finestra lasciando
la giovane da sola con il corpo privo di sensi di Febo.
In una situazione del genere la colpa va certo alla ragazza che viene
definita un'assassina. A questa accusa si aggiunge quella di
stregoneria dovuta alla testimonianza della padrona dell'alberghetto in
cui si era svolta la vicenda, che afferma di aver visto entrare tre
persone in quella stanza e non due. Lo scomparso (nonché
Frollo), dato anche il suo aspetto molto sinistro, viene creduto il
demonio e lei la sua aiutante.
La gitana viene imprigionata ed interrogata, ma lei, convinta che il
suo Febo sia morto, non dice niente se non qualche vaneggiamento sul
suo profondo amore per il cavaliere. Si arriva dunque al punto della
tortura e qui Esmeralda in preda alla disperazione confessa di aver
assassinato l'uomo e di aver aiutato il demonio.
Nelle segrete della prigione Frollo la va a trovare offrendole un
accordo: se Esmeralda gli si concederà egli le
salverà la vita. Esmeralda, apprendendo che è
Frollo ad aver tentato di uccidere Febo rifiuta sdegnata. Viene
condannata all'impiccagione. Tuttavia quando la processione che
dovrebbe portarla alla forca passa davanti alla cattedrale di Notre
Dame, Quasimodo la rapisce e la porta in chiesa dove gode del diritto
d'asilo.
Davanti alla chiesa si raduna una grande folla di gitani che chiede la
grazia per la gitana. Tuttiavia sia Quasimodo che il re (Luigi XI),
fraintendono le richiestre della folla, credono che essa chieda
l'esecuzione. Il primo lancia pietre e sassi e il secondo invia i
gendarmi per sedare la rivolta e rapire la "strega". Avutane notizia,
Frollo, senza svelare la sua identità, la fa uscire da una
porta sul retro e la fa navigare lungo la Senna. Li si svela e le
rinnova le sue profferte. Esmeralda rifiuta ancora e Frollo furioso la
consegna ai gendarmi.
Esmeralda viene impiccata. Durante il supplizio Frollo porta Quasimodo
a vedere l'esecuzione da una torri della cattedrale provando un piacere
sadico. Quasimodo in preda alla rabbia scaraventa Frollo dalla torre
provocandone così la morte. Febo, totalmente disinteressato
alla vicenda e senza alcun senso di colpa, si sposa con una ricca
ragazza di città, Fiordaliso.
Esmeralda, in seguito all'impiccagione, viene portata in una sorta di
cimitero e Quasimodo, innamorato, si lascia morire accanto al suo corpo
senza vita. La scena (denominata significativamente "Il matrimonio di
Quasimodo") è forte e ci viene presentata con queste parole
dall'autore:
«
Trovarono tra tutte quelle orribili carcasse due scheletri, uno dei
quali abbracciava singolarmente l'altro. Uno di quegli scheletri, che
era quello di una donna, era ancora coperto di qualche lembo di una
veste di una stoffa che era stata bianca, ed era visibile attorno al
suo collo una collana di adrézarach con un sacchettino di
seta, ornato da perline verdi, che era aperto e vuoto. Quegli oggetti
erano di così poco valore che di certo il boia non li aveva
voluti. L'altro, abbracciava stretto questo, era lo scheletro di un
uomo. Notarono che aveva la colonna vertebrale deviata, la testa
incassata tra le scapole e una gamba più corta dell'altra.
D'altronde non aveva alcuna vertebra cervicale rotta ed era evidente
che non fosse stato impiccato. L'uomo al quale era appartenuto era
quindi giunto lì, e lì era morto. Quando fecero
per staccarlo dallo scheletro che abbracciava, cadde in polvere.
»
ELISABETH

Elisabeth è un musical viennese che poi
è stato portato anche a Essen, una
città della Germania. Parla dell’ Imperatrice
d’Austria: Sissi, che la si vede come una donna malinconica,
afflitta, tanto che desidera morire e la morte è
l’unica via. In effetti il Film con Romi Schneider non ci fa
pensare ad un’imperatrice malinconica, piuttosto,
disordinata, sportiva sempre col sorriso.
Questo musical invece riporta l’animo di Sissi, chiusa in un
grande palazzo con Franz Josefh che è sempre
impegnato nei suoi affari e poche volte si dedica a stare con
Elisabeth. Sissi cadde in anoressia, non fu quella ad ucciderla ma a
causa di un colpo di stato, ma già si sentiva sola e
desiderosa di scomparire per sempre. È un musical davvero
interessante che non deve farci immedesimare nel personaggio, ma
piuttosto riflettere che nella vita bisogna reagire, anche se le cose
sembrano enormi “come un intero impero da governare.
Il musical più famoso di Elisabeth è quello di
Pia Dowes nella parte di Elisabeth:
Pia
Dowes
 
E Uwe Kröger nella parte della morte.
Uwe
Kröger

Questa foto è la scena finale dove Sissi si abbraccia
totalmente alla morte
Wenn ich tanzen will
Elisabeth: Was für ein Triumph!
Tod: Mein Triumph!
E: Welch ein Fest!
T: Mein Fest!
E: Ich hab die Feinde überwunden.
T: So änderst du den Lauf der Welt in meinem Sinn, so eng sind
wir verbunden
E: Ich tu's nicht für die Welt.
T: Nicht für die Welt.
E: Nur für mich.
T: Für mich.
E: Jetzt hab ich meinen Weg gefunden.
T: Sie haben über dich gelacht, doch jetzt hast du dich
durchgesetzt und sie besiegt.
E: Sie hielten mich an Drähten fest als Puppe, die man Tanzen
lässt. Doch ich werd' keine Marionette sein!
Wenn ich tanzen will,
dann tanz ich so wie's mir gefällt.
Ich allein bestimm' die Stunde.
Ich allein wähl die Musik.
Wenn ich tanzen will,
dann tanze ich
auf meine ganz besond're Art.
Am Rand des Abgrunds
oder nur
in deinem Blick.
T: Schwarze Möwe, flieg!
E: Ich flieg...
T: Ich allein...
E: ...Allein!
T: ...Will dich durch Nacht und Sturm begleiten.
E: Ich will nicht mehr begleitet sein, auch nicht von dir. Ich lass
mich nicht leiten.
T: Frei bist du nur durch mich.
E: Nur durch mich.
T: Nur für mich.
E: Für mich.
T: Denn du sollst mir den Weg bereiten.
E: Ich geh jetzt meinen eig'nen Weg. Ich habe mich getrennt von dir.
Lass mich in Ruh!
T: Du hast dich in mich verliebt, weil's Freiheit ohne mich nicht gibt
und keiner dich verstehn kann außer mir.
E & T: Ref Wenn ich tanzen will
E: Ich bin stark genug allein.
T: Starkst warst du nur, solang du noch geglaubt hast, schwach zu sein.
E: Ich ruf dich nicht.
T: Du wirst mich rufen.
E: Ich such dich nicht.
T: Du wirst mich suchen.
E: Ich fang an das Leben zu lieben.
T: Bald wird es dir verhasst sein.
E & T: Ref Wenn ich tanzen will
Wenn ich tanzen will
und mit wem ich tanzen will,
bestimm nur ich
allein.
Questa è una canzone del musical.
Conclusione
Il Teatro non
tramonterà mai.
scritto da
ROBERTO GIORDANO (Shonny)
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