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degli Scontenti
L'apertura ufficiale della
caccia alle streghe è datata 5 dicembre 1484, quando Giovan
Battista Cybo (Innocenzo VIII) promulga la bolla papale "Summis
Desiderantes Affectibus", con la quale lancia l'offensiva giuridica
contro le "malefiche" e dà incarico all'ordine dei
Domenicani di occuparsi dello svolgimento delle indagini,
nonché dell'effettiva conclusione dei processi. In
particolare invita gli alsaziani Heinrich Kramer (Institoris) e Jacob
Sprenger a stilare un sorta di "manuale del perfetto inquisitore". Il
Malleus Maleficarum diviene dunque il trattato legale contro la
stregoneria, il "vangelo processuale" da cui attingere tutte le
informazioni giuridiche per poter agire, anche con l'ausilio della
tortura, contro chiunque si opponesse alle regole morali della Chiesa e
del pontificato.
La pera
ed il crogiuolo
La pera era uno marchingegno
in
legno o in bronzo con una struttura meccanica a forma del frutto della
pera quando era chiuso. Tuttavia con un sistrema di viti e bulloni
poteva esser aperto espandendone il suo volume e la sua dimensione.
Lungo la superficie vi erano lembi di ferro e delle incanalature
studiate appositamente per strappare e lacerare. Questo strumento di
tortura, una volta richiuso, veniva impiegato contro le presunte
streghe durante il processo di tortura ed inserito sia nella bocca,
nella vagina oppure nell'ano. Successivamente veniva "avvitata" la vite
centrale che fungeva da perno, facendo lentamente espandere l'arnese.
Veniva poi fatta ruotare all'interno dell'orifizio nel quale era stata
inserita ed infine brutalmente estratta, procurando dolore tremendo,
lacerazioni gravi e qualche volta la morte.
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Lo
strappaseni (Mastectomia)
Le
tenaglie che potete
osservare nella foto qui venivano impiegate per la
lacerazione delle mammelle o dei capezzoli dei torturati. Spesso il
carnefice arroventava tali pinze prima di utilizzarle sulla vittima.
Pinze
simili allo strappaseni
venivano anche usate per strappare le unghie delle mani e dei piedi.
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La squassata
La vittima (in genere una
donna) veniva legata con le mani dietro la schiena. Alla sua chioma
veniva assicurato un palo in legno alle cui estremità
ruotavano due uncini in ferro. La strega veniva sollevata ad un'altezza
stabilita e lasciata cadere fino a pochi centimetri da terra. Le
lesioni di questa tortura provocavano il distacco dello scalpo. La
squassata alle braccia invece provocava lo slogamento degli arti.
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Pinze
per la lingua
Questo
genere di tortura veniva
inflitta solitamente agli accusati di eresia e alle streghe colte in
flagranza di maleficio verbale. Si tratta di vere e proprie forbici
affilatissime con le quali il carnefice tagliava parte della lingua
alla vittima, lasciandola morire dissanguata a causa del grande flusso
sanguigno che irrora quest'organo.
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Il
soffio
Si
dice che per uccidere una
strega bisognasse "tagliarla sul soffio", ossia la parte di viso che
intercorre tra il labbro superiore ed il naso. Oltre a far fuoriuscire
copiosamente il suo sangue, gli inquisitori erano convinti che da quel
punto svanisse dal corpo della strega anche il suo male.
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L'impiccagione
L'alternativa al rogo e alla
decapitazione era l'impiccagione. Potrebbe sembrare un metodo di morte
meno feroce ma dobbiamo immaginare che, dal momento che il cappio si
stringe al collo - eludendo ogni tipo di sforzo respiratorio - fino a
quando non sopraggiunge il decesso, può trascorrere un
periodo di sopravvivenza pari fino ai 10 minuti. Una vera e propria
lenta agonia.
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La candela
della strega
Sembrerebbe una pratica
sadomaso a vedersi, in realtà questo tipo di tortura
procurava alla vittima tremende ustioni in tutto il viso,
poichè, a differenza delle attuali candele in paraffina,
quelle in sego utilizzate durante il periodo medioevale raggiungevano
un'elevata temperatura di scioglimento.
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Il rogo
Il più delle volte
la tortura inquisitoriale terminava con la condanna al braccio secolare
e milioni di persone hanno terminato la propria esistenza osservando la
folla esultare dalla pira. Il rogo degli eretici era stato motivato
teoricamente da Tommaso d'Aquino: "Gli eretici e le streghe sono figli
di satana e devono essere bruciati, come lui, già qui sulla
terra". Furono pertanto le fantasticherie degli inquisitori a
spalancare la porta al rogo delle streghe.
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La
forchetta
Era uno stumento di tortura
che
consisteva in una cinghia di cuoio legata intorno al collo della
vittima, nel cui centro si sviluppavano due forchette di ferro
acuminate ed opposte. Questo marchingegno impediva alla vittima di
muovere il capo in qualsiasi direzione, tantopiù non
lasciava al torturato la possibilità di potersi
addormentare. Veniva utilizzato nella tortura tramite
ordalìa del sonno.
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Pinza
da pira
Questo
strumento serviva esclusivamente per tenere saldo il collo della
strega al palo della pira nell'eventualità che la stessa
riuscisse a liberarsi dalla stretta delle funi che la immobilizzavano.
In realtà questo arnese veniva raramente utilizzato
poichè, a causa dello stordimento che le vittime accusavano
per l'ingerimento di sostanze soporifere da parte di qualche magnanimo
carnefice, esse arrivavano il più delle volte al patibolo in
uno stato di incoscienza tale da non mostrare alcun segno di ribellione.
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Il
sambenito
L'eretico
o la strega che abiurava e che si rimetteva alla fede
cristiana era costretto ad indossare il sambenito, un abito scapolare,
consistente in due pezzi di tela che ricadevano davanti e dietro e con
un apertura per la testa. Generalmente era di colore giallo con disegni
che ricordavano le fiamme eterne dell'inferno, in modo da far
sì che il graziato ricordasse vita natural durante la
magnanimità della Chiesa e che tenesse bene a mente
ciò da cui la Chiesa lo avesse salvato. Era di uso comune
far camminare l'eretico tra la gente della città a piedi
nudi e con un copricapo a forma di cono in testa(coroca), a monito per
tutti.
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